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Il commento senza l'articolo

Diciotto secondi per leggere il titolo, quaranta minuti per commentarlo. Nessuno apre il pezzo perché dentro al pezzo c'è il rischio di cambiare idea.

di Filippo 14 aprile 2026 3 min di lettura

Il titolo dice una cosa. L'articolo, tre paragrafi sotto, ne dice una leggermente diversa e molto più noiosa. Sotto il post ci sono quattrocento commenti, e i quattrocento commenti discutono del titolo, tra di loro, con un'intensità che nel pezzo vero non si raggiunge mai.

Non è pigrizia. Se fosse pigrizia uno leggerebbe il titolo e passerebbe oltre: ci avrebbe messo diciotto secondi e sarebbe finita lì. Invece ci mette diciotto secondi per il titolo e quaranta minuti per litigare, e quaranta minuti sono un investimento. Quindi il tempo c'è. Il tempo c'era anche per aprire il link.

Il link non si apre perché è pericoloso

Dentro l'articolo c'è il rischio. C'è la frase che complica, il dato che non torna, la dichiarazione riportata per intero che è molto meno grave di come suonava nel titolo. C'è la possibilità concreta di scoprire che avevi torto, o peggio, che la questione è meno netta di come l'hai già raccontata a due persone stamattina.

Il titolo invece è perfetto proprio perché è incompleto. È una superficie liscia su cui la tua opinione sta in piedi da sola. Non ha appigli, non ha eccezioni, non ha un tizio a metà pezzo che dice "in realtà". Il titolo è il posto più comodo in cui esistere.

Il commento non serve a discutere

Se servisse a discutere, prima di scrivere andresti a controllare. È il minimo sindacale della discussione: sapere di cosa si sta parlando. Il fatto che sistematicamente non lo si faccia dovrebbe farci sospettare che quella cosa lì non sia una discussione.

Il commento serve a dichiararsi. È un modo di dire io sto da questa parte, in pubblico, sotto un fatto che serve solo da appoggio. Ecco perché funziona anche senza leggere: per dichiararsi non serve il contenuto, basta la direzione. E la direzione la dà il titolo, che è stato scritto apposta per darla.

La responsabilità, però, non è solo di chi commenta

Perché il titolo lo scrive qualcuno. E lo scrive sapendo benissimo tutto quello che ho appena detto: che il novanta per cento delle persone si fermerà lì, che quel novanta per cento litigherà, che il litigio porterà altre visualizzazioni, e che l'articolo sotto — quello onesto, corretto, pieno di "tuttavia" — funziona da alibi. Ma noi l'abbiamo scritto giusto. Sì. L'avete scritto giusto dove non lo legge nessuno.

Quindi siamo a un accordo tacito tra due parti: una scrive titoli che sa che verranno presi per il pezzo, l'altra prende i titoli per il pezzo e si sente informata. Nessuno dei due mente formalmente. Il risultato è comunque un paese che discute su cose che non sono state dette.

L'unica contromossa è così scema che quasi non si può scrivere: aprilo. Apri il link. Poi commenta pure con la stessa rabbia di prima, ma almeno sarà tua.

Scrivo quando qualcosa non mi torna. Se su questa cosa qui la pensate diversamente, o se ne avete una vostra da segnalare, il posto giusto è qui sotto.

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