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Una volta si stava peggio

Certo. E infatti stare peggio era la cosa da superare, non il traguardo da difendere. Ce la ritirano fuori ogni volta che chiediamo qualcosa, come se il metro fossero i loro vent'anni e non i nostri.

di Filippo 9 maggio 2026 3 min di lettura

La frase arriva sempre allo stesso punto della conversazione. Tu hai appena detto una cosa vera — che con quello stipendio non ci vivi, che a trent'anni sei ancora in una stanza, che sei stanco — e dall'altra parte del tavolo parte:

"Eh, ma una volta si stava peggio."

Vero. Verissimo. Non c'è niente da contestare nel merito: si lavorava di più, si moriva di più, si mangiava peggio, si andava a servizio a dodici anni. Il fatto è che questa frase non viene mai usata come informazione storica. Viene usata come argomento. E come argomento dice una cosa sola: quindi stai zitto.

Il malinteso sul metro

Stare peggio non è un traguardo. Era il problema. Era la cosa che quelle generazioni hanno passato la vita a togliersi di dosso, spesso lottando, spesso pagandola cara. Le otto ore non sono cadute dal cielo nel millenovecentoqualcosa: qualcuno le ha chieste, ed è stato chiamato viziato anche lui.

Quindi usare quella fatica come sbarra — noi stavamo peggio e non ci lamentavamo — è il tradimento più preciso possibile di quella stessa fatica. Serviva a far sì che i figli potessero permettersi di lamentarsi di cose più piccole. Se i figli si lamentano di cose più piccole, ha funzionato.

Perché la dicono davvero

Non credo sia cattiveria. Credo siano due cose messe insieme.

La prima è che se ammetti che i tuoi figli stanno peggio di te alla loro età, devi ammettere che qualcosa si è rotto mentre eri tu ad avere le mani sul volante. È scomodo. È molto più comodo pensare che siano loro a essere fatti male, perché quello non chiede conto a nessuno.

La seconda è che il dolore non si vede da fuori. Il loro era un dolore con la forma riconoscibile — la fatica fisica, la fame, il freddo, cose che si fotografano. Il nostro ha la forma di una stanza in affitto a 500 euro, di un contratto che finisce a giugno, di un'ansia che non ha una causa presentabile. Uno che ha vissuto la prima guarda la seconda e non vede niente. E quando non vedi niente, concludi che non c'è niente.

Cosa risponderei, se non finisse sempre a cena di Natale

Che nessuno vi sta togliendo la vostra fatica. Che va riconosciuta, e infatti la riconosciamo — la sappiamo a memoria, ce l'avete raccontata, ed è per quello che sappiamo com'era.

Ma che il metro della mia vita non possono essere i vostri vent'anni. Il metro è quello che oggi è tecnicamente possibile: un paese che produce quello che produce, con la tecnologia che ha, dovrebbe riuscire a garantire a un trentenne che lavora quaranta ore una casa e la possibilità di programmare qualcosa a più di sei mesi. Se non ci riesce non è perché siamo delicati. È perché quel valore, che esiste, sta andando da un'altra parte.

E quella parte, guarda caso, non ha mai ricevuto una sola volta la frase "una volta si stava peggio".

Scrivo quando qualcosa non mi torna. Se su questa cosa qui la pensate diversamente, o se ne avete una vostra da segnalare, il posto giusto è qui sotto.

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