Filo Spinato Stoccate Internet
Il lutto dura ventiquattro ore
Alle nove la storia nera col nome in bianco. Alle ventitré la stessa persona in discoteca, stesso profilo, stesso font. Non è cinismo: è che in formato verticale anche il dolore ha una scadenza, e scade prima dello yogurt.
Alle nove del mattino c'è la storia nera. Sfondo pieno, nome in bianco al centro, sotto due date e un cuore. È sempre lo stesso template, ed è normale che lo sia: il dolore non ha mai avuto un buon reparto grafico.
Alle ventitré la stessa persona è in un locale. Musica alta, teste, il bicchiere in primo piano. Stesso profilo, stesso font, stessa persona.
E qui parte l'indignazione facile, quella che fa comodo a tutti: guarda che ipocrita. No. Non è ipocrisia. È che il posto dove abbiamo deciso di mettere il lutto ha una scadenza di ventiquattro ore, e dopo ventiquattro ore sparisce da solo. Non l'abbiamo scelto noi. Ce l'ha scelto un'interfaccia.
Il contenitore decide la forma
Un manifesto sul muro del paese resta lì finché la pioggia non se lo mangia. Una lapide sta ferma. Un vestito nero lo tieni addosso per giorni, e ogni persona che incontri capisce senza che tu debba dire niente.
La storia invece scade. È fatta apposta per scadere: se non scadesse, domani non avresti motivo di aprire l'app. Quindi il tuo dolore entra in un formato che ha come regola fondativa il fatto di durare poco, e tu ti adegui, perché ci si adegua sempre al contenitore. Ventiquattro ore di nero. Poi il feed riprende, e il feed non ha un lutto, il feed ha una domenica.
Il problema non è chi va in discoteca
Il problema è che abbiamo spostato la parte pubblica del dolore in un posto dove non può restare. E la parte pubblica serve. Serviva il paese che sapeva, servivano le persone che si fermavano per strada, serviva la gente che ti portava da mangiare senza chiedere.
Adesso c'è la storia. Che sembra la stessa cosa — dichiari pubblicamente che stai male — ma non lo è per niente, perché finisce da sola e non lascia nessun obbligo a chi la guarda. Guardare una storia non ti impegna a fare niente. Passa. Sono duecento visualizzazioni, tredici cuoricini e un "mi dispiace tanto ❤️" in dm da una persona che non senti da tre anni. Poi il silenzio.
Il vero problema non è il tizio in discoteca alle ventitré. È che il giorno dopo, quando quello sta male davvero, quando è passata la settimana e sono passati i messaggi, non c'è più nessuna storia da mettere. E lì non ti guarda più nessuno, perché il tempo del dolore visibile era ieri.
Non fate le storie. Fate le telefonate. Le telefonate non scadono.