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Prima riprendi, poi eventualmente aiuti

Sei metri di distanza, quattro telefoni alzati, zero persone che chiamano il 118. Ci hanno cresciuti convinti che una cosa esista solo se qualcuno la guarda. Risultato: non guarda più nessuno, riprendono e basta.

di Filippo 3 giugno 2026 4 min di lettura

La scena l'avete vista tutti, quindi non serve che la descriva bene. Uno per terra. Intorno un semicerchio a distanza di sicurezza, che non è la distanza di sicurezza sanitaria, è la distanza di sicurezza dell'inquadratura: sei metri, che è più o meno il punto in cui ci sta tutto nello schermo.

Quattro telefoni alzati. Zero telefonate al 118. Che è statisticamente notevole, perché il telefono ce l'avevano in mano tutti e quattro: mancava solo di premere un altro tasto.

La confusione tra testimoniare e riprendere

La difesa ufficiale è: serve come prova, serve che si sappia. Ed è vera qualche volta. Ci sono video che hanno cambiato processi, hanno inchiodato responsabilità, hanno mostrato cose che altrimenti sarebbero rimaste la parola di uno contro quella di un altro. Non sto dicendo di non riprendere mai.

Sto dicendo che quella giustificazione ce la siamo spalmata su tutto. Il tamponamento in tangenziale non ha bisogno del tuo documento visivo. La rissa fuori dal locale non aspetta il tuo reportage. Lì non stai testimoniando, stai facendo la cosa che il tuo pollice sa fare meglio quando succede qualcosa di forte, cioè registrarla, perché è l'unico gesto che abbiamo automatizzato per l'emergenza. Abbiamo mandato a memoria un riflesso e non è quello giusto.

Come ci siamo arrivati

Non ci siamo arrivati perché siamo cattivi. Ci siamo arrivati perché per quindici anni ci hanno spiegato, in modo gentile e continuo, che una cosa vale in proporzione a quanto viene vista. Il pranzo, il viaggio, il concerto, il gatto, il funerale. Ripresa una volta, la realtà ha imparato che il suo posto naturale è dentro un rettangolo.

Il passaggio successivo è arrivato da solo: se una cosa esiste solo quando viene guardata, allora la mia responsabilità davanti a quella cosa è farla guardare. Ho fatto la mia parte. Ho documentato.

No. Non hai fatto la tua parte. Hai fatto un video.

La parte scomoda

C'è anche un motivo meno nobile e più umano, ed è che riprendere ti mette al riparo. Se stai filmando, tecnicamente hai un ruolo. Non sei uno che non sa cosa fare, sei uno che sta facendo qualcosa. Lo schermo ti dà una mansione e una distanza allo stesso tempo, che in una situazione dove non sai come comportarti sono esattamente le due cose che stai cercando.

Aiutare invece è brutto. È goffo. Ti fa inginocchiare per terra in mezzo alla gente, ti fa dire frasi sbagliate a una persona che non conosci, ti fa restare lì venti minuti a fare una cosa in cui non sei bravo, mentre tutti ti guardano. Nessuno ne esce bene. Non c'è niente da postare, dopo: c'è solo che ti tremano le mani sull'autobus.

Cosa dovremmo automatizzare al posto suo

Il numero. 112, e dici dove sei. Ci vogliono venti secondi e nessuno ti guarda mentre lo fai.

E poi una domanda a voce alta, quella che rompe il semicerchio: qualcuno ha chiamato? Perché il semicerchio regge finché ognuno pensa che l'abbia già fatto un altro. Basta che uno parli e crolla.

Il video, se proprio, dopo. Sempre dopo. Quello che è successo è già successo, non ha bisogno del tuo pubblico: ha bisogno di qualcuno che si abbassi.

Scrivo quando qualcosa non mi torna. Se su questa cosa qui la pensate diversamente, o se ne avete una vostra da segnalare, il posto giusto è qui sotto.

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